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In occasione del centenario della nascita di Giuseppe Terragni, il Comitato
Nazionale per le celebrazioni del primo centenario di Giuseppe Terragni
e l’Associazione Culturale Borgovico 33
hanno invitato l’artista americano Dan Graham a realizzare un’opera
inedita per la città di Como.
L’artista, riconosciuto a livello internazionale per i suoi interventi
in spazi pubblici e privati, così come per i suoi testi critici
sulle evoluzioni socio-culturali e gli sviluppi dell’architettura
moderna, nutre da sempre un rapporto di profonda stima nei confronti dell’opera
di Terragni. Per il suo intervento a Como, sul sagrato della Casa del
Fascio in Piazza del Popolo, Graham ha ideato un padiglione intitolato
Half Square/Half Crazy.
La struttura in vetro riflettente (Antelio Elite) e acciaio inox è
costituita da quattro lati perpendicolari, due dei quali sono curvi, e
misura complessivamente cm 240 x 600 x 600.
La presentazione del padiglione è integrata da una mostra su Dan
Graham negli spazi di borgovico 33. Accanto
ai plastici di Half Square/Half Crazy, l’esposizione propone una
selezione di opere precedenti, tra le quali alcune fotografie della serie
Homes for America, due lavori video e alcuni modelli di altri padiglioni.
Un catalogo sarà disponibile a partire dal mese di settembre.
Il progetto si avvale della preziosa collaborazione della Galleria Massimo
Minini di Brescia, che da diversi anni rappresenta l’artista statunitense
in Italia.
L’inaugurazione avrà luogo venerdì 16 luglio, con
un rinfresco
in borgovico 33 a partire dalle ore 16.00
e la presentazione ufficiale presso la Casa del Fascio alle ore 19.00.
17 luglio 31 ottobre 2004
Dan Graham
"Selected works"
Associazione Culturale
Borgovico 33
Via Borgo Vico 33 - Como
Entrata libera
17 luglio - 1 agosto:
lunedì - giovedì
9.30 - 13.00
14.00 - 17.00
venerdì
Aperto fino alle 20.00
sabato e domenica
17.00 - 20.00
2 agosto - 31 ottobre:
venerdì, sabato, domenica
17.00 - 20.00
o su appuntamento

La visita al padiglione
"Half Square/Half Crazy"
presso la Casa del fascio è
libera da orari fissi.


Dan Graham (*1942) è tra i principali
esponenti delle neoavanguardie del dopoguerra. Il suo percorso artistico
prende avvio con una serie di lavori concettuali (1965-66), basati sull'uso
di testi e fotografie. Le successive esperienze di performance, legate
a indagini psicologiche e interpersonali a partire da sperimentazioni
operate con il proprio corpo, lo portano a maturare la ricerca sui padiglioni
(dal 1980). Strutture praticabili di vetro, in parte trasparente e in
parte riflettente, costruiti in spazi interni ed esterni e continuamente
variati nella tipologia, costituiscono di volta in volta delle situazioni
dialettiche che coinvolgono il contesto e lo spettatore in modo interattivo.
Il fruitore dei padiglioni si ritrova insieme attore e spettatore, chiamato
a sperimentare relazioni ed esperienze molteplici; da oggetto di contemplazione
formale, la struttura architettonica diventa luogo fisico d’incontro,
di scambio e di riflessione. Per Graham, il padiglione è però
anche uno strumento di lavoro per scandagliare a fondo l'architettura
modernista in chiave critica, sottoponendola a verifiche e interrogazioni:
un mezzo operativo per indagare l’abitare attraverso il rapporto
tra l’ambiente interno (privato) ed esterno (pubblico), per sperimentare
i rapporti dell’individuo con i codici della realtà urbana.
Ponendo i suoi padiglioni in rapporto alla storia dell'architettura, Graham
chiama in gioco riferimenti che spaziano dalla "capanna rustica elementare"
al gazebo dell'Ottocento e al padiglione espositivo ideato dagli esponenti
dello Stijl olandese e da altri architetti moderni, fino alle attuali
pensiline per gli autobus.
"[…] L’architettura che ha avuto più influenza
su di me è quella modernista. Molti dei miei lavori iniziali vengono
dal padiglione di Barcellona di Mies van der Rohe o dall’ultimo
Rietveld. Essi incarnano significati che vanno dal primo Illuminismo fino
all’architettura espressionista. Si può discutere di certe
“idee” ma le cose concrete hanno più forza di qualunque
discorso critico su di esse. Vedere un edificio di Terragni, per esempio,
è vedere un livello di astrazione superiore a quello di Sol LeWitt.
È da lì che ho cominciato. [….]"
(D. Graham in conversazione con Daniela Salvioni, "Flash Art"
(ed. intern.), n. 152, maggio-giugno 1990, pp. 140-44).

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